mercoledì 10 giugno 2026

Il caso Marcianò ed il mistero Solesin: cinque verità scomode che sfidano la versione ufficiale del Bataclan

1. Introduzione: il confine sottile tra memoria e ricerca della verità

Esiste un momento, nella storia recente delle democrazie occidentali, in cui la verità processuale smette di essere un accertamento dei fatti per trasformarsi in un dogma di Stato. È in questa zona grigia, dove il dubbio diventa reato, che si consuma la vicenda di Rosario Marcianò. Non parliamo di un semplice attivista della rete, ma di un uomo condannato al carcere — dodici mesi di reclusione senza condizionale — per aver osato incrinare una narrazione cristallizzata nel dolore collettivo. Il caso riguarda Valeria Solesin, la ricercatrice veneziana ufficialmente vittima della strage del Bataclan del 13 novembre 2015. Ma cosa accade quando i documenti, le immagini e le testimonianze iniziali divergono radicalmente dal verdetto finale? Questa analisi non vuole profanare una memoria, ma sollevare una questione etica fondamentale: è possibile che la verità dei fatti sia stata sacrificata sull'altare della stabilità istituzionale?

2. Takeaway 1: gli scatti "sconcertanti" di "Getty Images" ed il paradosso delle probabilità

Il primo tassello di questa indagine ci porta alle ore 01:15 del 14 novembre 2015. Mentre il mondo osserva sgomento le immagini di morte provenienti dal teatro Bataclan, un fotografo israeliano immortala tre scatti ad alta risoluzione, poi regolarmente messi in vendita sul portale internazionale Getty Images. La didascalia è asettica: "Una donna viene evacuata a seguito di una sparatoria a Parigi". Eppure, osservando quelle foto, la figura che emerge non corrisponde al profilo di una vittima nel bel mezzo di un massacro. La donna ritratta appare in perfetta salute, serena, quasi estranea all'orrore circostante.

La somiglianza con Valeria Solesin è talmente marcata da apparire sovrapponibile. Qui sorge la necessità di una riflessione che trascende la semplice percezione visiva: quale sarebbe la probabilità statistica che una "sosia perfetta" di Valeria Solesin si trovasse esattamente di fronte al Bataclan proprio in quell'ora e in quelle circostanze? Se la versione ufficiale vuole Valeria già morente o deceduta all'interno del locale, chi è la donna serafica che attraversa l'obiettivo del fotografo israeliano? Come sottolineato nelle analisi documentali:

"La donna ripresa somiglia moltissimo a Valeria Solesin. Si tratta di una sosia? Quante probabilità ci sono che una ragazza del tutto somigliante a Valeria Solesin fosse stata coinvolta nella strage del Bataclan?".

3. Takeaway 2: il verdetto dell'Intelligenza artificiale e la sfida della fisiognomica

Per sottrarre il dibattito alla faziosità del giudizio umano, è stata chiamata in causa la tecnologia neutrale. Attraverso l'uso di Claude AI, è stata condotta un'analisi fisiognomica comparativa tra le fotografie di Valeria Solesin risalenti al 2009 e gli scatti catturati davanti al Bataclan nel 2016. Il divario temporale di sette anni è un parametro cruciale per testare la coerenza dei tratti somatici. I risultati dell'algoritmo non lasciano spazio a interpretazioni ambigue: l'affinità stimata tra i due volti si attesta in un range compreso tra il 95% e il 98%.

L'intelligenza artificiale ha isolato e confrontato la struttura ossea del naso, la forma e la posizione degli occhi, la curvatura delle sopracciglia e l'ovale del viso, confermando che, nonostante il naturale invecchiamento ed i diversi contesti di illuminazione, si tratta "dello stesso individuo". Siamo di fronte ad un paradosso tecnologico: mentre la giustizia italiana condanna chi dubita della morte, una macchina, programmata per il riconoscimento oggettivo, conferma l'identità della persona ritratta come viva e presente in contesti successivi alla strage. È la collisione tra un algoritmo matematico e una verità giudiziaria che si pretende indiscutibile.
4. Takeaway 3: la metamorfosi delle testimonianze ed il ruolo di Andrea Ravagnani

Uno dei punti più oscuri riguarda la trasformazione radicale della narrazione fornita dai testimoni oculari e dalle autorità. Nelle ore immediatamente successive all'attentato, la versione era univoca: Valeria era dispersa. Andrea Ravagnani, il fidanzato, dichiarava di aver perso le sue tracce durante il caos del "fuggi fuggi". Esiste un dettaglio ancora più specifico, riportato dal funzionario del consolato Sergio Fiocco, secondo cui un'amica avrebbe visto Valeria ferita, ne avrebbe preso la borsa e il cellulare per poi scappare, lasciando la ragazza senza documenti. Per tre giorni, la Farnesina ha sostenuto ufficialmente che Valeria non figurava tra le vittime negli ospedali né nella lista dei morti.

Poi, improvvisamente, avviene il cambio di rotta. La versione "dispersa" scompare per lasciare spazio ad un racconto drammaticamente diverso: Valeria non sarebbe mai stata persa di vista, ma sarebbe morta dissanguata tra le braccia di Andrea dopo un'agonia interminabile sul pavimento del teatro.

"Valeria Solesin è morta tra le braccia del suo fidanzato... Questa è la versione definitiva. Gli inquirenti non si chiedono il perché delle versioni diametralmente opposte".

Questa metamorfosi testimoniale, avvenuta dopo tre giorni di silenzio istituzionale, solleva interrogativi inquietanti. Perché il fidanzato e gli amici hanno inizialmente parlato di "tracce perse" se la ragazza era spirata tra le loro braccia? Perché la borsa era con un'amica mentre la versione finale descrive un abbraccio protettivo fino all'arrivo delle teste di cuoio?
5. Takeaway 4: coincidenze logistiche ed il "Timing" del terrore

L'analisi forense del Bataclan non può prescindere dalle anomalie logistiche che sembrano suggerire una sceneggiatura predefinita. La mattina stessa di venerdì 13 novembre 2015, appena undici ore prima dell'attacco, le organizzazioni di pronto soccorso parigine avevano tenuto un'imponente esercitazione intitolata "Attentat multisite par fusillade", simulando esattamente sparatorie simultanee in più punti della città. Martin Hirsch, capo dell'Assistenza Pubblica (AP-HP), si disse stupito per la "coincidenza". Parallelamente, emergono collegamenti con figure del calibro di Eric de Rothschild (presidente dell'SPDCJ), in relazione ad avvertimenti preventivi circolati nella comunità ebraica circa un imminente attacco di massa.

A questo si aggiunge la tempistica della vendita del teatro: i fratelli Laloux, proprietari del Bataclan per quarant'anni, cedettero l'immobile l'11 settembre 2015, trasferendosi in Israele soli due mesi prima della tragedia. Infine, la rapidità della rivendicazione: Rita Katz, direttrice del SITE [1], riuscì ad individuare e pubblicare le rivendicazioni dell'ISIS alle ore 00:53, appena trenta minuti dopo l'attacco. Questi elementi, presi singolarmente, potrebbero apparire come fatalità; visti nel loro insieme, compongono un mosaico che sfida le leggi della probabilità e suggerisce un'organizzazione che trascende l'improvvisazione terroristica.
6. Takeaway 5: la "Giustizia" "farsa" e la condanna di Marcianò

La parabola giudiziaria di Rosario Marcianò rappresenta, forse, il capitolo più dolente. La condanna a 12 mesi di reclusione e la richiesta di risarcimento salita a 147.000 euro non sono solo l'esito di un processo per diffamazione, ma il risultato di quello che molti osservatori definiscono un "processo politico". Il rinvio a giudizio di Marcianò è avvenuto attraverso una violazione procedurale non trascurabile: l'interrogatorio del Pubblico Ministero nel febbraio 2020 si è svolto in totale assenza del difensore dell'imputato.

Ai sensi dell'articolo 415 bis del Codice di Procedura Penale, tale violazione avrebbe dovuto rendere nullo l'intero procedimento. Invece, il sistema ha proceduto spedito verso una condanna senza condizionale, con l'evidente obiettivo di proteggere la credibilità delle istituzioni e soffocare sul nascere qualsiasi documentazione che mettesse in luce le falle della versione ufficiale. Quando la procedura legale viene calpestata per blindare una verità di Stato, il processo smette di essere un esercizio di giustizia per diventare uno strumento di censura.

7. Conclusione: oltre il velo del silenzio

Il caso Marcianò-Solesin non è solo una cronaca di discrepanze fotografiche o anomalie testimoniali; è lo specchio di una crisi democratica profonda. Quando lo Stato reagisce al dubbio documentato non con la chiarezza delle prove, ma con la forza della carcerazione, il costo della ricerca della verità diventa insostenibile per il singolo cittadino. La percezione della realtà viene filtrata da un'esigenza di sicurezza nazionale che non ammette repliche.

Il silenzio imposto per legge e le sentenze emesse in violazione dei codici non cancellano le ombre che, a quasi dieci anni di distanza, continuano ad avvolgere quella notte parigina. Resta una domanda che nessuna aula di tribunale ha ancora avuto il coraggio di affrontare seriamente: se Valeria Solesin fosse davvero viva, chi dovrebbe chiedere la verità allo Stato?

[1] L'acronimo SITE, in ambito di sicurezza e intelligence, fa riferimento al SITE Intelligence Group (Search for International Terrorist Entities). Si tratta di un'organizzazione privata con sede negli Stati Uniti che monitora e analizza le attività e le comunicazioni online dei gruppi terroristici e di organizzazioni estremiste a livello globale.

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lunedì 1 giugno 2026

Geoingegneria clandestina - La guerra al cielo: strategie militari ed aerosol chimici

Introduzione: Il mistero del cielo bianco

Vi è mai capitato di osservare un’alba tersa, sotto un cielo blu cobalto, per poi vederlo degradare in poche ore in una coltre lattiginosa, opaca e priva di profondità? Non è un fenomeno meteorologico naturale, ma il risultato di un processo sistematico. Chi osserva con occhio critico ha imparato a notare come i cumuli naturali, nubi che dovrebbero gonfiarsi d’umidità, sembrino letteralmente "evaporare" o sfilacciarsi al passaggio di velivoli che rilasciano scie persistenti. Perché il nostro orizzonte è diventato un laboratorio a cielo aperto? Questa non è una raccolta di suggestioni, ma un’indagine basata su documenti militari declassificati, evidenze di fisica atmosferica e analisi spettrometriche condotte da laboratori accreditati. È tempo di squarciare il velo del "negazionismo tecnico" attraverso i fatti.

1. La guerra elettronica contro le nuvole: Il radar ha bisogno di "pulizia"

Il principale movente dietro l'apparente accanimento contro le formazioni nuvolose risiede nelle necessità della moderna sorveglianza elettronica. Come spiegato magistralmente da Robert A. Ball nel testo "The Fundamentals of Aircraft Combat Survivability", l'atmosfera non è un mezzo neutro: l'ossigeno, il vapore acqueo e le idrometeore (pioggia, neve, nebbia) attenuano drasticamente i segnali radar, specialmente a frequenze superiori ai 10 GHz.

Per ottenere una mappatura elettronica 3D del territorio accurata, i militari hanno sviluppato protocolli specifici come il Progetto R.F.M.P. ed il relativo sottoprogetto V.T.R.P.E. L'obiettivo è "ripulire" l'aria dal "rumore di fondo" delle nubi naturali. Per farlo, vengono dispersi sali di bario igroscopici e gel di silicio, sostanze capaci di prosciugare l'umidità ambientale e "seccare" l'atmosfera, ottimizzando la propagazione dei segnali.

"Le precipitazioni in atmosfera sotto forma di pioggia, neve e nebbia possono ridurre significativamente i segnali radar così come contribuiscono al rumore di fondo. [...] Il tasso di attenuazione sia in caso di una lieve pioggia sia di nebbia fitta è di circa 0,1 dB/km per un segnale a 10 GHz radar." — Robert A. Ball, "The Fundamentals of Aircraft Combat Survivability".

2. "Owning the Weather 2025": un piano declassificato, non una teoria

Esiste un documento ufficiale dell'U.S. Air Force, risalente al 1996 e intitolato "Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025". Non si tratta di letteratura speculativa, ma di un piano strategico declassificato che delinea la volontà di controllare i fenomeni atmosferici entro l'anno 2025/2026.

Il documento identifica nel Capitolo 4 l'inseminazione igroscopica (hygroscopic seeding) come la tecnica primaria per la modifica meteorologica deliberata. Oltre alla soppressione delle precipitazioni, il piano descrive lo sviluppo delle "Smart Clouds": nubi artificiali composte da particelle intelligenti capaci di navigare autonomamente per bloccare i sensori ottici e i radar nemici. Ciò che osserviamo oggi — coperture stratificate che sostituiscono sistematicamente le nubi naturali — coincide esattamente con gli scenari proiettati per questo biennio.

3. La "Prova del Cumulo": Perché la fisica smentisce le versioni ufficiali

La narrativa istituzionale tenta spesso di ricondurre ogni scia persistente a semplici cristalli di ghiaccio (contrails). Tuttavia, la fisica elementare impone paletti insuperabili: una scia di condensazione può formarsi solo sopra gli 8.000 metri, con umidità relativa ≥ 70% e temperature inferiori ai -40°C.

La "prova del cumulo" smentisce definitivamente questa versione. Sono stati documentati innumerevoli sorvoli (come il caso del quadrimotore Ilyushin Il-76 a Sanremo) in cui i velivoli producono scie persistenti a quote comprese tra 3.000 e 5.000 metri. [1] Attraverso l'uso di un riferimento scalare — in questo caso un gruppo di tortore (apertura alare nota di 47-55 cm) immortalate nello stesso fotogramma — è stato possibile calcolare con precisione la quota. Considerando il gradiente adiabatico standard, a 3.000 metri la temperatura è ampiamente sopra lo zero; inoltre, il velivolo è stato filmato mentre attraversava un cumulo da bel tempo (la cui base si colloca tra 600 e 2.000 metri). A tali quote e temperature, la condensazione è fisicamente impossibile: la scia è necessariamente composta da particolato solido irrorato deliberatamente.

4. Nanoparticelle organiche: Il "punto cieco" scoperto dal N.O.A.A.

Una clamorosa conferma indiretta della saturazione atmosferica programmata è arrivata nel giugno 2026. Uno studio condotto dagli scienziati Ming Lyu (CIRES) e della N.O.A.A., pubblicato su Science, ha rivelato una "sorprendente abbondanza" di nanoparticelle organiche nella bassa stratosfera. Queste particelle (diametro inferiori a 0,1 micrometri) sono rimaste invisibili ai satelliti per decenni, ma oggi occupano il 90% della superficie di reazione chimica dell'atmosfera.

Lo studio evidenzia come queste particelle siano legate direttamente al traffico aereo, che rilascia precursori gassosi direttamente in quota, eludendo i lunghi processi di trasporto dalla superficie. È la "pistola fumante" che collega le emissioni aeronautiche alle "Smart Clouds" previste dall'U.S.A.F.: un aerosol invisibile che altera la chimica dell'ozono e le dinamiche climatiche, rappresentando un fattore di rischio sistematico finora ignorato dai modelli informatici ufficiali.

5. Cosa respiriamo davvero: analisi chimiche e tossicità

Le analisi di laboratorio su campioni fisici certificano una realtà inquietante. I dati provenienti dallo studio istituzionale A-PRIDE (ETH Zurigo) e dai rapporti del centro Analytika (accreditato ISO 17025), analisi a suo tempo commissionate dal giornalista indipendente Rosario Marcianò, mostrano una discrepanza enorme tra il carburante vergine ed i residui ambientali.
Non meno allarmante è la qualità dell'aria all'interno dei velivoli. Il rapporto Analytika 150629 ha rilevato nei cockpit e nelle cabine un cocktail di sostanze neurotossiche e cancerogene: benzene (Gruppo 1 IARC), toluene, Xileni, ftalati (interferenti endocrini) e tricresilfosfati (TCP) derivanti dalla degradazione termica dell'olio dei motori (Mobil Jet Oil II).

"I risultati sono assolutamente preoccupanti per un'aria supposta respirabile. I prodotti di degradazione termica dei tricresilfosfati potrebbero essere ancora più pericolosi dei composti originari." — Dr. Bernard Tailliez, Direttore del Centro Analytika

Conclusione: una nuova consapevolezza atmosferica

La convergenza dei dati è ormai incontrovertibile: la pianificazione militare del 1996 descriveva esattamente ciò che i sensori della NOAA hanno scoperto nel 2026. Le leggi della fisica smentiscono la tesi delle "scie di condensa" a bassa quota, mentre le analisi chimiche certificate ISO 17025 confermano la presenza di metalli pesanti e agenti neurotossici nell'aria che respiriamo, dentro e fuori dagli aerei.

Di fronte a prove che provengono da fonti accademiche, istituzionali e militari, la "dissonanza cognitiva" non è più un'opzione accettabile. Il cielo è cambiato, e con esso la chimica della vita stessa. Quanto ancora possiamo permetterci di ignorare l'evidenza tecnologica che sovrasta le nostre teste? Siamo pronti a chiedere trasparenza assoluta per l'aria che respiriamo?

[1] Per approfondire scarica QUI lo studio in formato PDF.

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venerdì 29 maggio 2026

Valori termici e precipitazioni in Liguria negli ultimi decenni: una singolare anomalia

Sia l’insegnamento di Scienze sia quello di Storia e Geografia nel biennio degli istituti superiori comprendono una parte destinata allo studio del ciclo dell’acqua. E’ tema alla base della cultura generale, come gli altri processi: il ciclo del carbonio e quello dell’azoto. Il ciclo dell’acqua implica, tra le altre cose, che la crescita delle temperature è direttamente proporzionale all’incremento delle precipitazioni medie. Temperature più elevate significano più evaporazione ed una maggiore evaporazione consuona o dovrebbe consuonare con un aumento degli accumuli idrici.

In Fisica, questo fenomeno è regolato dall’equazione di Clausius-Clapeyron: essa stabilisce che, per ogni grado Celsius di aumento della temperatura, l’atmosfera può trattenere circa il 7% in più di vapore acqueo.

Nondimeno, analizzando i dati forniti dall’ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure), possiamo notare che questa proporzionalità non è rispettata. Anzi la quasi sovrapponibilità delle linee indicanti i valori è sostituita da un andamento chiastico dei tracciati.

Dal 1965 ad oggi, i valori termici annuali in Liguria sono cresciuti di circa +1,4° C/+1,6 °C. Questo riscaldamento ha alterato in modo significativo soprattutto il microclima costiero, dove si registra oggi un incremento lineare delle “notti tropicali” - con minime stabilmente superiori ai 20° C - ed un sensibile surriscaldamento del Mar Ligure, le cui temperature superficiali estive lambiscono ormai i 29-30° C.

Sul fronte delle precipitazioni, il bilancio idrico complessivo mostra, invece, un’inattesa contrazione, quantificabile in una media del 10-15 per cento, per quanto concerne i volumi idrici annuali, in più con una forte polarizzazione geografica – il Ponente ligure è più arido rispetto al Levante - nonché cronologica. La diminuzione considerata nel lungo periodo è di circa il 21-22 per cento.

Infine la stima dei dati e delle loro oscillazioni nel corso degli ultimi decennî permette d’individuare due aspetti critici: l’anomala diminuzione delle precipitazioni ed il crollo dei giorni piovosi con temporali, rovesci ed acquazzoni che si sono concentrati in eventi brevi, rari e di eccezionale intensità. E’ una tendenza che contraddice le leggi fisiche sottese al ciclo idrico, dunque ai fenomeni concatenati e noti come evaporazione-traspirazione, condensazione, precipitazione. Sono irregolarità che si spiegano solo adottando il metodo scientifico, il cui presupposto è l’osservazione.

Studio di P. F. C. per Tanker Enemy

Di seguito il grafico esplicativo. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

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domenica 17 maggio 2026

Il cielo non è più lo stesso: sette rivelazioni sulla geoingegneria che cambiano la nostra prospettiva

Chi ha rubato il nostro cielo e perchè?

1. Il mistero del "velo grigiastro"

Alzi lo sguardo e cerchi l'azzurro profondo di un tempo, ma trovi una realtà diversa. L'esperienza comune, ormai quotidiana, è quella di un cielo che non riesce più a mantenere la sua trasparenza naturale, trasformandosi rapidamente in un "sudario grigiastro" e lattiginoso. Quello che le versioni ufficiali liquidano frettolosamente come un effetto collaterale del cambiamento climatico o come semplici "innocue velature", rivela a un'analisi più attenta una natura tecnologica e clandestina. Non siamo di fronte a un'evoluzione spontanea dell'atmosfera, ma al risultato di una manipolazione complessa che utilizza il cielo come un laboratorio a bassa quota. Ciò che osserviamo non è il capriccio della natura, ma una "toppa" artificiale applicata ad un sistema planetario in crisi energetica.

2. Quando il Sole "dorme", i militari agiscono: La toppa al plasma sulla ionosfera

L'attività solare sta attraversando una fase di profondo indebolimento, un "letargo" che richiama il celebre minimo di Maunder, accompagnato dalla disgregazione del campo magnetico terrestre. Questo calo energetico compromette la ionosfera, lo strato di plasma essenziale per la riflessione dei segnali radio civili e, soprattutto, strategico-militari. Quando il Sole non "alimenta" più questo strato, la trasmissione dei dati diventa instabile. I militari hanno risolto il problema trasformando l'atmosfera inferiore in un medium elettroconduttivo, irrorando elementi come bario, alluminio, manganese, litio e lo stronzio supermagnetico per creare un plasma artificiale.

L'astronomo Eric Dollar ha evidenziato chiaramente questa criticità energetica nei cicli solari:

"Oggi il flusso solare è 140 circa e dovrebbe essere almeno 200: ora l'astro lavora a metà potenza per questa parte del ciclo, quindi non genera la ionosfera utile per comunicare. Col minimo solare si indebolisce così lo spettro radio: adesso siamo al massimo solare e non è meglio del minimo. Perciò la domanda è la seguente: quando il Sole entrerà nel minimo nei prossimi sette anni, quanto sarà 'morto'?"

L'intensificazione delle operazioni di aerosol serve dunque a compensare questa perdita di efficienza, mantenendo operativa la griglia di comunicazione globale in un momento di stasi solare.

3. L'inganno del carburante: Perché il tuo volo low-cost potrebbe essere una missione di aerosol

Le compagnie aeree civili non sono semplici vettori di passeggeri, ma attori primari in questa operazione. Il paradosso dei biglietti aerei a prezzi irrisori, spesso inferiori a quelli di un treno, suggerisce l'esistenza di massicci sussidi statali occulti, destinati a coprire operazioni di irrorazione diurna e notturna. Invece di dover contare esclusivamente di costosi ed ingombranti sistemi esterni di irrorazione, è sufficiente additivare i carburanti con sostanze specifiche che vengono espulse direttamente dai motori turbofan.

Le tecnologie impiegate si basano su una chimica sofisticata e sulla fisica delle particelle:

* Nanoparticelle di alluminio: utilizzate per aumentare l'efficienza della combustione e garantire una riflettività luminosa (Solar Radiation Management).

* Polimeri (come ftalati e carbammato): additivi estrusi sotto forte pressione che, legati a materiali con un determinato momento di dipolo magnetico, subiscono la Precessione di Larmor. Questo moto rotatorio attorno alle linee del campo magnetico terrestre permette ai filamenti di entrare in Risonanza Magnetico Nucleare, creando una rete elettromagnetica capace di riflettere le onde radio.

* Metalli pesanti (Bario e Stadis 450): impiegati per aumentare la conduttività dell'atmosfera e facilitare le comunicazioni radar.

Un ruolo centrale è giocato dal propellente ALICE (Aluminum-Ice), una miscela di nanopolveri di alluminio ed acqua che permette la creazione di scie persistenti anche in condizioni di bassa umidità. È fondamentale comprendere che queste irrorazioni avvengono spesso sotto i 3.000 metri, una quota che permette di distinguere chiaramente i dettagli del velivolo. In questo contesto, i dati forniti da app come Flightradar24 risultano spesso inattendibili e fuorvianti, simulando quote e rotte teoriche per nascondere operazioni che avvengono nella bassa troposfera.

4. La chimica della simulazione: Come nasce una "falsa" scia di condensazione

L'osservatore inesperto è indotto a credere che ogni traccia bianca (anche non persistente) nel cielo sia vapore acqueo. In realtà, la genesi di molte scie è puramente chimica e indipendente dalle condizioni termodinamiche necessarie per le naturali contrails. Un agente chiave è il boroidruro di alluminio [Al(BH4)3], un composto volatile e piroforico utilizzato come additivo aeronautico. Questa sostanza reagisce violentemente con l'umidità, rilasciando idrogeno e creando un effetto visivo indistinguibile dalla condensa, ma con finalità opposte.

La reazione chimica alla base di questo processo di simulazione è la seguente:

3Ca(BH4)2 + 2 AlCl3 --> CaCl2 + Al(BH4)3

La finalità di queste emissioni è igroscopica: le sostanze disperse assorbono l'umidità ambientale per dissolvere i "cumuli da bel tempo", le nubi naturali che indicano un equilibrio atmosferico non manipolato. Il risultato è la trasformazione del vapore acqueo in una coltre lattiginosa che stabilizza l'aria per scopi tecnologici. Quelle coltri sono previste dai servizi meteo, gestiti dall'aeronautica militare, il che la dice lunga sul coinvolgimento diretto dei militari.

5. Oltre la pioggia: La guerra invisibile per la Banda KA e il Radar

Le nubi naturali sono il principale nemico della sorveglianza moderna. L'acqua contenuta nei cumulonembi provoca lo "scattering", ovvero un disturbo radio che dirada e devia i segnali elettromagnetici. Questo fenomeno rende i sistemi radar e satellitari che operano in Banda KA parzialmente ciechi di fronte ad una copertura nuvolosa naturale.

Per ovviare a questo limite fisico, l'irrorazione di magnetite e ferro trasforma le nubi in un medium trasparente. Questi metalli additivi permettono ai segnali militari di "vedere attraverso" i cumulonembi, trasformando il muro d'acqua in un cristallo elettromagnetico. In questo scenario, il meteo naturale viene sacrificato: le perturbazioni vengono inibite o alterate per garantire la trasparenza necessaria alla guerra elettronica ed alla guida di armi a comando remoto come, ad esempio, i droni che decollano da Sigonella.

6. Alluvioni a comando: Il "Cloud Seeding" come valvola di sfogo

È necessario distinguere tra la geoingegneria clandestina globale — che mira a prosciugare l'atmosfera per scopi strategici — e il "cloud seeding" (inseminazione delle nubi) localizzato. Le cosiddette "bombe d'acqua" non sono eventi casuali, ma agiscono come una sorta di valvola di sfogo termodinamica. Quando l'umidità accumulata in quota a causa delle operazioni igroscopiche diventa eccessiva, deve essere scaricata. Attraverso l'uso di ioduro d'argento o batteri modificati, si forza la precipitazione violenta in aree circoscritte.

In Italia, questa manipolazione è già codificata in testi normativi come la Legge Galli (5 gennaio 1994, n. 36) ed ha radici in programmi istituzionali come il "Progetto Pioggia". Queste pratiche permettono di gestire il ciclo dell'acqua come un rubinetto industriale.

Il controllo dei cicli naturali e la creazione di siccità artificiali non rispondono solo a logiche militari, ma servono una precisa agenda economica: la distruzione programmata delle produzioni agricole locali permette di manipolare i mercati globali, favorendo la speculazione alimentare e l'aumento dei profitti derivanti dalla scarsità indotta.

7. Conclusione: Verso un orizzonte di silicio

Ciò che emerge è la visione di un'atmosfera militarizzata, dove la biosfera è stata sostituita da un'architettura tecnica di metalli e polimeri. Questa aggressione chimica silenziosa sta portando al collasso degli ecosistemi del suolo. La ricaduta costante di bario e alluminio sta alterando drasticamente il PH del terreno, rendendolo alcalino. Questa mutazione chimica sta causando l'estinzione del Rhizobacterium-endomycorrhizae, un microrganismo fondamentale per il trasferimento dei nutrienti dal suolo alle radici delle piante. Senza questo simbionte, la vita vegetale naturale è destinata a soccombere.

Siamo pronti ad accettare un mondo in cui il colore del cielo è deciso da un additivo chimico invece che dalle leggi del cosmo? È giunto il momento di chiederci se il prezzo della supremazia tecnologica non sia, in realtà, la fine della vita biologica come l'abbiamo conosciuta.

Addendum

Come studiosi della geoingegneria e della manipolazione meteorologica per scopi militari non possiamo esimerci nell'esprimere il nostro parere e le nostre considerazioni sul quel DDL "Cieli blu" a rischio anche di essere additati magari come gatekeepers.

Intanto servirebbe parlare chiaro e spiegare bene che una proposta di legge d'iniziativa popolare NON È una legge dello Stato neanche con un milione di firme, sino a quando non viene approvata in parlamento e la parola fine su quello scritto spetta ai deputati ed ai senatori, che sono obbligati a discuterlo sicuramente, ma con comodo e magari con l'aula vuota, e questi possono decidere se ignorarlo, applicarlo così com'è (e ne dubito), oppure snaturarlo completamente.

Le proposte di legge, incluse quelle d'iniziativa popolare, non vengono pubblicate in Gazzetta Ufficiale poiché non sono atti normativi. Sono atti parlamentari e vengono pubblicate solo sui siti della Camera e del Senato. La Gazzetta pubblica, infatti, esclusivamente le leggi approvate e promulgate.

Quella pubblicazione in gazzetta è solo l'annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare.
Serve solo a rendere noto che un gruppo di cittadini ha depositato una proposta presso la Cassazione, affinché possa iniziare la raccolta firme. Da quel momento, i promotori possono raccogliere almeno 50.000 firme per presentare la proposta al Parlamento.
L'art. 71 Cost. riconosce l'iniziativa, ma non vincola le Camere al testo proposto.
Le Camere possono emendarla, riscriverla integralmente o non approvarla.
L'unico obbligo è l'esame, non l'approvazione.

Per questo motivo noi "vecchi" attivisti diffidiamo fortemente e sapete perchè? Perché da anni ci aspettiamo una legalizzazione di queste pratiche, compreso il "cloud seeding". Molte nazioni hanno già normalizzato queste tecniche causando danni indescrivibili, ma non riconoscendone la gravità in quanto spacciati poi per eventi naturali.

E' vero che la "scienza" ufficiale riconobbe nel 2017 che quelle scie provocano alterazioni del tempo meteorologico, considerandole come geoingegneria involontaria. Vero anche che l'associazione meteorologica mondiale, sempre nel 2017, riconobbe che quelle scie provocano coperture, catalogate e definite da loro "nuvole homogenitus", che si trasformano poi in "nuvole homomutatus"; dal 2007 definite dal lemma di origine militare noto come "innocue velature", ma quel DDL non può riguardare quelle scie, poiché la "scienza" ufficiale non le riconosce come geoingegneria volontaria, ma come semplici inquinanti, tanto quanto gli scarichi delle automobili! Ed infatti il DDL proposto dal Maresciallo dell'aeronautica militare italiana Roberto Nuzzo (quella stessa aeronautica che dirige le previsioni meteo...) e redatto dall'avvocatessa Frida Chialastri, non le nomina affatto. Tra l'altro è d'uopo osservare che MAI sono state definite le chiare responsabilità delle autorità governative italiane né dei più alti vertici militari.

Dimentichiamoci quindi che, se anche fosse approvata così com'è la legge proposta, i nostri cieli torneranno come trent'anni fa: blu cobalto ed abbelliti da maestosi cumuli. Non sarà certo con queste azioni che rivedremo i "CIELI BLU" e qui evidenziamo la disarmante innocenza dei promotori che, coscientemente o meno, stanno generando solo false illusioni, impiegando quel termine ovunque.

Aggiungiamo inoltre che, anche con una legge del genere, quelle azioni di geoingegneria sono difficili da dimostrare e da condannare legalmente, tanto più che sono operazioni di geoingegneria operanti a livello globale e coperte da segreto di Stato.

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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 23 aprile 2026

La guerra invisibile per il clima: il caso Iran

Il mistero della pioggia improvvisa: quando la Geopolitica incontra il cielo

Mentre i media ufficiali continuano a propinare la solita narrativa sulla variabilità climatica naturale, un paradosso geografico sta mandando in frantumi le spiegazioni convenzionali. Per anni, l’Iran è stato descritto come una terra condannata a una siccità “devastante”, con Teheran sull’orlo del collasso idrico. Poi, improvvisamente, le dighe hanno cominciato a traboccare. Questo miracolo meteorologico non è avvenuto per caso, ma è coinciso millimetricamente con la distruzione di sistemi radar strategici ad alta potenza in tutto il Medio Oriente. Il sospetto che emerge dalle pieghe dell’informazione non allineata è tanto inquietante quanto logico: e se la siccità non fosse stata un castigo divino o un capriccio della natura, ma un’arma di precisione? Benvenuti nella nuova era in cui il clima non è più un evento, ma una strategia.

Il ripristino del tempo naturale dell’Iran: come spegnere un radar e propiziare la pioggia

La correlazione temporale è troppo precisa per essere ignorata da chiunque non sia pagato per mentire. La fine della siccità pluriennale in Iran è seguita quasi istantaneamente agli attacchi che hanno neutralizzato le installazioni radar statunitensi in Qatar, Giordania ed Emirati Arabi Uniti. Non ci riferiamo solo al monitoraggio aereo: ricercatori come Mike Adams, noto come “Health Ranger”, indicano queste strutture come potenziali strumenti di guerra climatica. Con la distruzione di questi sistemi e la contestuale la diminuzione dei voli civili, il “tappo” atmosferico sembra essere saltato. Non è solo la Repubblica islamica a respirare: piogge torrenziali hanno colpito improvvisamente anche l’Afghanistan e l’Egitto, rigenerando terre aride subito dopo la rimozione dei radar. La diga di Paveh, rimasta a secco per sette anni, è tornata a tracimare in pochi giorni.

Gli U.S.A. sembrano aver condotto una ‘guerra di controllo climatico’ contro l'Iran, rendendo Teheran quasi inabitabile. Con la diga di Paveh che ha esondato per la prima volta in sette anni, molti si chiedono: la siccità era forse un’arma fin dall'inizio?

Questo scenario non appartiene più alla fantascienza. Brevetti declassificati e documenti sul riscaldamento ionosferico circolano tra gli analisti di testate come AgroWars, suggerendo che queste tecnologie possono manipolare i modelli meteorologici su scala regionale. Il sospetto è che le predette installazioni radar fossero strumenti offensivi capaci di dissolvere o deviare le nubi imbrifere e di condannare intere nazioni alla sete. [1]

Polvere e profitto: l’eutanasia del granaio americano

Mentre il Medio Oriente sembra essersi liberato da una morsa artificiale, la domanda sorge spontanea: l’arma è stata semplicemente puntata altrove? Nell’aprile 2026, lo scenario sul suolo americano è catastrofico. Quasi la metà della popolazione statunitense vive oggi con una siccità che va dall’estremo all’eccezionale. Il dato che dovrebbe togliere il sonno ad ogni cittadino riguarda il cuore agricolo della nazione: il 70% degli Stati Uniti centrali presenta livelli critici di aridità. Il granaio d'America si sta trasformando in una distesa di polvere. I campi sono troppo secchi per la germinazione e gli allevatori sono costretti ad usare le riserve di fieno tutto l’anno perché i pascoli sono strinati. È un'inversione di fortuna sospetta, che colpisce le riserve alimentari mondiali proprio nel momento di massima tensione geopolitica.
La “tempesta perfetta”: lo stretto di Hormuz e la carestia pianificata

La crisi dei campi statunitensi non è solo meteorologica; è un’operazione a tenaglia. La stessa amministrazione che osserva i terreni agricoli trasformarsi in polvere sta permettendo che i fattori produttivi essenziali diventino inaccessibili. Il legame è diretto: il conflitto nello Stretto di Hormuz non colpisce solo il petrolio, ma strozza la catena di approvvigionamento dei fertilizzanti. Secondo la American Farm Bureau Federation, il 70% degli agricoltori statunitensi non potrà permettersi concimi per la stagione 2026. Non si tratta di una carenza naturale, ma di una “scarsità artificiale” coordinata. Senza fertilizzanti e senza acqua, le aziende agricole a conduzione familiare sono spinte verso il fallimento, lasciando spazio ad un sistema alimentare centralizzato e controllato dall’alto.

Skynet contro l’agricoltore: la nuova gerarchia dell’acqua

In questo scenario di scarsità, emerge una gerarchia spietata nella distruzione delle risorse idriche. Mentre i campi soffrono, miliardi di litri d’acqua sono dirottati per raffreddare i mastodontici impianti per la gestione dell’”intelligenza artificiale”. Entro la fine del decennio, il consumo idrico di queste strutture aumenterà di decine di miliardi di litri, concentrandosi proprio nelle regioni più colpite dalla siccità. E’ l’ironia amara della modernità: abbiamo algoritmi che generano video divertenti, mentre la produzione reale di cibo è sacrificata. Ma non è solo intrattenimento. Questi centri alimentano reti di sorveglianza e analisi predittiva che i critici paragonano ad una vera e propria infrastruttura “Skynet”. L'introduzione del sistema “Un agricoltore, un file” per opera di Palantir è il segnale definitivo: la produzione agricola è sostituita da un monitoraggio di massa centralizzato. Ogni goccia d’acqua sottratta al bestiame è un investimento nel controllo digitale.

E nella nostra Europa?

La situazione in Portogallo, Spagna, Francia ed Italia è perfettamente assimilabile a quella in cui si trovava il territorio iraniano prima dell’aggressione ad opera dell’amministrazione U.S.A. e di Isralele nonché della distruzione dei radar statunitensi. Le perturbazioni in arrivo dall’Atlantico sono costantemente bersaglio di operazioni igroscopiche e, puntualmente, ogni volta in cui sono previste piogge, esse sono impedite. I mandanti sono i militari; gli esecutori le compagnie per il volo passeggeri e cargo. Non è “cloud seeding”. E’ l’esatto opposto. Il risultato è la siccità, con una diminuzione delle precipitazioni annue che arriva per alcune regioni addirittura al 70/80%.

Conclusione: verso un controllo centralizzato delle risorse?

I puntini iniziano ad unirsi in un disegno inquietante. La siccità artificiale, la crisi dei fertilizzanti ed il dirottamento delle risorse idriche verso i colossi tecnologici (anche le società che “minano” le criptovalute, idrovore spaventose) non sono incidenti di percorso. Sono i pilastri di una strategia volta a demolire la sovranità alimentare per creare una dipendenza assoluta dai padroni della tecnologia e del clima. Dalla pioggia “ritrovata” in Iran alla desertificazione programmata del Midwest statunitense e non solo, la gestione delle risorse vitali è diventata la leva di potere definitiva. Resta da chiedersi: siamo pronti ad affrontare una carestia micidiale che colpirà pure il prospero Occidente? Comprendiamo che siamo nell’ultima fase dell’agenda mondialista che dal dominio culminerà nella distruzione del mondo così come lo conosciamo?

[1] Brooks Agnew (fisico): "Avviciniamoci al radar: si nota uno strato di atmosfera limpido, al di sopra dell'antenna, che spinge le particelle d'acqua verso l'alto ed è così che funzionano i sistemi a microonde. Sospingono le nubi verso l'alto e contribuiscono alla loro dissoluzione. Questi radar ionizzano le particelle d'acqua e le disperdono nello spazio".

Il Dottor Brooks Agnew studia le radiofrequenze da oltre quarant'anni ed è convinto che gli effetti dei sistemi a microonde influiscano sui cambiamenti climatici che, a questo punto, risultano deliberatamente provocati e non sono affatto causati dai gas serra.

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Range finder: come si sono svolti i fatti

giovedì 16 aprile 2026

Lo Stato è coinvolto nelle operazioni di stalking giudiziario a danno dei fratelli Marcianò

Giustizia digitale o trappola per topi? Quattro verità scomode sul caso Marcianò-Cereda

1. Introduzione: l'illusione della certezza nell'era social

Nell'era della realtà aumentata e delle identità fluide, abita un paradosso giuridico che dovrebbe allarmare chiunque utilizzi una tastiera. Se da un lato è diventato elementare per un terzo "clonare" un’identità digitale o creare profili speculari per scopi diffamatori, dall'altro è diventato quasi impossibile dimostrare legalmente di non aver premuto quel tasto "invio". Il caso Cereda vs. Marcianò non è solo una cronaca di stalking e diffamazione; è il manifesto di un pericoloso scivolamento verso un sistema dove la "verosimiglianza" sostituisce la certezza del fatto. Un'analisi forense dei documenti rivela un corto circuito che mette a nudo la fragilità del diritto alla difesa nell'era digitale.

2. Prima Verità: Il "Verosimile" che uccide l'Articolo 606 c.p.p.

Il cuore pulsante della condanna a 16 mesi inflitta a Rosario Marcianò risiede in una motivazione che, sotto il profilo del diritto, appare come un castello di carte logico. La Corte d’Appello di Brescia ha basato la responsabilità penale sulla "paternità presunta" dei post, liquidando come "inverosimile" l'accesso di terzi agli account.

Siamo di fronte a un macroscopico vizio di motivazione ai sensi dell’Art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p. La Corte ha applicato un ragionamento circolare: i post sono attribuiti a Marcianò perché i toni sono coerenti con il suo pensiero espresso sul blog Tanker Enemy, e l'ipotesi di falsi profili viene esclusa proprio perché i contenuti sembrano "troppo simili" all'originale. In questo modo, il dato da dimostrare diventa il presupposto della dimostrazione stessa. Non solo: la Corte ha trasformato l'assenza dell'imputato in aula ("rimasto assente") in un elemento di debolezza probatoria, svuotando di fatto il diritto al silenzio e ribaltando la logica del dubbio ragionevole.

"Il dubbio non viene superato, ma aggirato... Il dato da dimostrare viene così utilizzato come presupposto della dimostrazione stessa".

3. Seconda Verità: L'Inversione dell'Onere della Prova e la "Probatio Diabolica"

Il secondo pilastro di questa anomalia riguarda la mancata assunzione di una prova decisiva (Art. 606, comma 1, lett. d c.p.p.). La difesa aveva chiesto l'unico accertamento oggettivo possibile in un processo digitale: l'analisi degli indirizzi IP. In un ecosistema informatico, l'IP è l'unica "impronta digitale" capace di distinguere l'imputato da un eventuale falsificatore.

Negando questo accertamento, il Tribunale ha generato un'asimmetria informativa insuperabile, imponendo all'imputato una probatio diabolica: dimostrare la propria innocenza senza disporre dei mezzi tecnici (poteri di polizia postale e accesso ai log dei gestori) che solo l'Autorità Giudiziaria possiede. Questo diniego configura una violazione frontale dell'Art. 6 CEDU (diritto alla parità delle armi) e dell'Art. 111 della Costituzione. Senza la controprova tecnica, la giustizia rinuncia alla verità scientifica per accontentarsi di una "compatibilità contenutistica" che non ha cittadinanza in un processo penale di un Paese civile.

4. Terza Verità: Il Giallo della Querela Svanita a Sanremo

Esiste un'anomalia documentale che sposta l'asse della narrazione processuale. Mentre Marcianò veniva dipinto come uno "stalker incallito" sulla base della querela temeraria mossa da Daniele Matteo Cereda nel 2021, è emerso che Marcianò era stato il primo a chiedere tutela.

Il 5 dicembre 2014, presso il Commissariato di Sanremo, Marcianò aveva sporto una denuncia-querela di ben 7 pagine (verbale di ratifica acquisito dalla difesa con copia conforme del marzo 2023) contro Cereda per atti persecutori e diffamazione. Eppure, questo atto fondamentale risulta assente dal fascicolo del PM. Nonostante l'invio tramite PEC della memoria difensiva nell'aprile 2023, la magistratura ha proceduto ignorando che l'imputato fosse, in realtà, una parte offesa che denunciava da anni sostituzioni di persona e stalking. Questa omissione ha permesso di costruire un quadro accusatorio parziale, dove la vittima e il carnefice sono stati scambiati di ruolo grazie a un buco nero documentale.
5. Quarta Verità: L'Ombra del Ministero della Giustizia e l'IP 89.119.251.40

L'aspetto più inquietante emerge dall'analisi dei log del blog Tanker Enemy e dalle attività su piattaforme come Wikipedia e Nonciclopedia. I dati tecnici rivelano accessi massivi e modifiche sistematiche provenienti dall'indirizzo IP 89.119.251.40, formalmente riconducibile al Ministero della Giustizia (Dipartimento Organizzazione Giudiziaria del personale e dei servizi).

Secondo quanto denunciato da Marcianò, questa connessione istituzionale — che farebbe capo a una figura di rilievo indicata come "Puntato A." — non si sarebbe limitata al monitoraggio, ma avrebbe partecipato attivamente all'opera di discredito. Da questo IP sarebbero stati caricati fotomontaggi (come l'immagine di Marcianò con gli occhi da "Grigio" alieno), create biografie derisorie come quella del "geometra Straker" e monitorati post specifici riguardanti il caso German Wings o la partecipazione a Voyager nel 2007. Il sospetto di un utilizzo di apparati dello Stato per finalità di stalking digitale e disinformazione ai danni di un privato cittadino apre uno scenario che trascende la diffamazione per toccare la sicurezza dei diritti civili.
"Il Ministero della Giustizia è coinvolto nell'opera di discredito e diffamazione e di stalking a carico dei fratelli Marcianò... gestisce, paga e protegge disinformatori che usano proprio le connessioni del Ministero".

6. Conclusione: L'Escamotage della Sezione VII

Il sipario su questa vicenda si alzerà il 22 aprile 2026 dinanzi alla Corte di Cassazione. Ma c'è un dettaglio che la nostra analisi non può ignorare: il reato maturerà la prescrizione il 6 febbraio 2026. Perché fissare un'udienza oltre i termini? La risposta risiede nella designazione della Sezione VII, nota tra gli esperti di diritto per la sua severità nel valutare l'inammissibilità dei ricorsi.

Dichiarare il ricorso inammissibile è l'unico strumento giuridico per impedire che la prescrizione produca i suoi effetti, confermando così la condanna a 16 mesi nonostante l'estinzione del reato. È una strategia processuale che sembra voler blindare un verdetto basato sulla "verosimiglianza", ignorando le voragini tecniche e documentali qui esposte. Se la Cassazione confermerà questo impianto, sancirà un principio definitivo: nell'era digitale, lo stile di scrittura vale più di un indirizzo IP e la coerenza ideale pesa più di una prova scientifica.

In un mondo dove chiunque può clonare la nostra voce o il nostro stile di scrittura, siamo pronti ad accettare una giustizia che condanna sulla base della "verosimiglianza" rinunciando alla verità tecnica dell'indirizzo IP?

Ascolta il Podcast QUI. Guarda il video sugli accessi di stalking governativo dai server del Ministero della Giustizia QUI. Scarica la rivista "Disconnessi" con l'articolo sul tema QUI.

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